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Il canale e le rogge

Opere di irrigazione che incrementarono la produzione agricola del nostro territorio consentendo l'utilizzo delle acque anche per altri usi.

Indice

Sommario

Storia del Canale Villoresi e delle rogge di diramazione delle acque.

Il canale Villoresi

Anche i nostri ragazzi conoscono il canale Villoresi, se non altro per avervi gettato uno sguardo mentre transitano, in macchina, sul ponte che lo scavalca. Forse non tutti ne conoscono  la storia. 

Il canale Villoresi fu   progettato da Eugenio Villoresi.

 

Statua di   Eugenio Villoresi a Milano -  P.za Leonardo da Vinci - Milano

Nato a Monza nel 1810  e laureato in matematica  a Pavia, fin  dal suo primo impiego   ebbe modo di occuparsi di problemi di irrigazione in una azienda agricola.  La convinzione di poter migliorare la situazione di aridità dei terreni dell'alta pianura milanese, attingendo acqua dal lago Maggiore,  divenne lo scopo del suo lavoro e della sua vita.

Iniziò  la progettazione nel 1868 ed ottenne  la  concessione dal Ministero delle Finanze per derivare acqua dal Lago di Lugano e dal Lago Maggiore, attraverso i fiumi Tresa e Ticino e  costruire due canali per irrigazione,  per  navigazione dei barconi e per produrre forza motrice.

Per opposizione di proprietari terrieri venne presto  abbandonato il progetto  riguardante il lago di Lugano, mentre i lavori per derivare acqua dal lago Maggiore iniziarono nel 1877.

Eugenio Villoresi  morì  nel 1879  senza aver potuto portare a termine il canale.  Nel frattempo l'impegno finanziario sostenuto aveva ridotto drasticamente  il suo patrimonio e gli eredi furono costretti a cedere i diritti alla "Società Italiana per le Condotte d‘Acqua"  di Roma,  che portò a compimento l'opera  con inaugurazione del primo tratto nel 1884 e completamento nel 1891.

Il  Villoresi prende le acque dal fiume Ticino,  tramite la diga del Pan Perduto, nel comune di Somma Lombardo, in località Maddalena. Dopo aver percorso 86 chilometri, per la maggior parte nella provincia di Milano ma interessando anche le provincie di Varese e   Monza Brianza, si  immette nel fiume Adda   in comune di Cassano D'Adda.

Già nel 1150 si era  iniziata la costruzione di un canale che avrebbe dovuto portare le acqua  del lago Maggiore fino a Milano.  Ma l'onerosità dell'opera  e alcuni errori di progettazione costrinsero ad abbandonare i lavori già iniziati  (esiste ancora parte dello scavo nei boschi di Vizzola Ticino). Da qui il nome "Pan Perduto", ossia fatiche al vento - soldi sprecati.

Il Canale Villoresi permette la distribuzione finale delle acque su un territorio di circa 60.000 ettari. La rete irrigua è costituita da 22 canali derivatori per una lunghezza di 120 km. e da 270 canali diramatori per oltre 800 Km. (canali secondari e terziari)

L'irrigazione dei terreni

A Buscate l'acqua del Villoresi  incominciò ad essere distribuita, a pagamento  nel 1884, e  tutti i terreni a  valle divennero irrigui. Le coltivazioni ne ebbero un grande beneficio e la produzione, soprattutto di foraggio per il bestiame  aumentò notevolmente e di conseguenza i capi di bestiame.

Per giungere a questo risultato fu necessario costruire i  canali secondari,  tipo la nostra roggia grande   (a rungia) e i canali terziari   (i rungeti)  oltre ai piccoli fossi che portavano l'acqua all'interno di ogni campo.

 

Canale secondario e  chiuse

Ogni  contadino otteneva l'assegnazione di un determinato orario per poter irrigare il suo campo ,   per la durata di un'ora o più in relazione alle dimensioni del campo stesso e al tipo di coltivazione.  Vi provvedeva alzando le   porte  in legno che chiudevano le  aperture  sui terziari.

Esisteva  una figura importante in questo  sistema:  ul campé,  ossia colui che su incarico del Consorzio Villoresi, subentrato nel 1938   alla Società Condotte Acqua, controllava che  l'utilizzo dell'acqua negli orari assegnati venisse rispettato da tutti, provvedeva a tenere  puliti gli argini  dei terziari,   al recupero delle saracinesche in legno  nel periodo invernale, quando   vi era l'asciutta dei canali,  perché non si deteriorassero  e a riparare quelle  già deteriorate.    Paolo D'Adda  è stato a lungo  ul campè. 

 

  

   

Paolo D'Adda – ul campé -  (in piedi a destra) con il muratore Eugenio Pisani

 

 

Paolo D'Adda  mentre sistema il terreno del suo giardino

 

Il bagno pubblico e le acque del Villoresi

Fin dal 1884 la  Società Condotte Acqua concesse  la possibilità al Comune di Buscate di utilizzare un tratto del canale stesso, per circa 200 metri verso Arconate,   ad uso bagno pubblico.    In tempi in cui l'acqua  si attingeva solo dai pozzi, a volte distanti parecchio dalle abitazioni, avere a disposizione un luogo per l'igiene  personale era  molto importante.  Il percorso che conduceva al tratto destinato a bagno  venne chiamato "Vicolo  al bagno pubblico".  Corrispondeva all'attuale via Cavallotti.

La concessione non venne mai formalizzata perché   agli inizi del ‘900,  essendo stati gli argini del Villoresi  rivestiti di cemento,  fare il bagno nelle sue acque era diventato pericoloso.

Maria Puricelli   e Amelia Merlotti sulla riva della roggia grande

Tuttavia i bagni nel Villoresi  da parte dei giovanotti  del paese continuarono  nel tempo.   Purtroppo le acque del  canale, per la   corrente e la  mancanza  di appigli,   non avevano perso la loro pericolosità   e più di uno perse la vita.  Tutti ricordano Angelo Barcella, morto annegato a 17 anni  nel Villoresi. Era il 1959.

Per altre persone,  fra cui anche diversi buscatesi,   buttarsi nel Villoresi  è stato il mezzo scelto  per porre fine ad una esistenza  che ritenevano non più sopportabile. 

 

Il lavatoio

Altra concessione della Società Condotte Acqua  fu quella relativa alla costruzione di  un lavatoio,   a spese del Comune,   sulla sponda  della roggia grande, nel luogo ove ancora esiste.  Siamo nel 1888  e la  stradina sulla quale  si affaccia da allora è stata chiamata Via del Lavatoio. Il manufatto venne completato nel 1910 con la tettoia di copertura,  grazie al contributo di Baldassare Ballarati, un buscatese emigrato in Argentina. 

Di fronte al lavatoio esisteva un  grande cortile  ed un mulino, visibile nella foto sottostante.

 

 

Il lavatoio anno 1915 – Sulla sinistra il vecchio mulino

 

Al lavatoio le nostre bisnonne, nonne e mamme   andavano  a lavare i panni portandoli in secchi e mastelli, aiutandosi  a volte con la cariola  se il percorso da fare era molto e il carico  pesante. In alcuni casi le lavandaie erano  parecchie e bisognava aspettare  che si liberasse un posto per accedere al muretto, ricoperto i lastroni di granito,  sul quale  si strofinavano  e battevano  i panni.  L'acqua, soprattutto in inverno,  era molto fredda e il sapone   scivolava di mano e  veniva portato via dalla corrente.  Non era una perdita da poco per quei tempi.  Poteva  capitare anche  con i  panni di piccole dimensioni. Quelli più grandi venivano fermati dalle griglie poste  davanti al muretto.   

Poi arrivò l'acqua nelle case  e  il bucato si incominciò a farlo in casa, o meglio in cortile, dove di solito esisteva  un piccolo lavatoio in cemento.  Ma per  coperte o   capi molto grandi si preferiva comunque andare al lavatoio. Dicevano che la corrente della roggia  dava risultati migliori. La lavatrice, dagli anni  1960/1970 in poi,  fece abbandonare alle massaie  l'utilizzo del lavatoio. 

Col tempo la struttura andò deteriorandosi.  Il restauro degli anni '90   ha  riportato il manufatto in buone condizioni.

 

Il lavatoio dopo i  lavori di restauro degli anni '90  del secolo scorso

 

 

I "rungeti" e i più giovani.

 "I rungeti"  (terziario)  erano tenute costantemente pulite per permettere un migliore scorrimento delle acque e gli argini    si riempivano di viole  a  marzo  e di fragoline  a giugno.

E così bambine e bambini, in anni in cui a marzo arrivava veramente la primavera,  andavano nei canalini a raccogliere le viole. Le fragoline di bosco,  ma anche le erbe selvatiche da succhiare  (a sansala)  erano  per l'estate.  

 

 

Acetosa, chiamata anche erba brusca e erba coca  - in dialetto "a sansala"

 

Vi erano poi le asciutte cioè le giornate in cui l'acqua veniva tolta dal Villoresi e di conseguenza dalle rogge sottostanti.   Gli adulti entravano  nel canale e nella roggia grande    muniti di piccole  fiocine e qualche retino per prendere i pesci.  Non era una pesca miracolosa  ma qualche pesce c'era.  I più  piccoli si accontentavano di pescare, usando il fazzoletto,  i pesciolini più piccoli (i pes gugia – cioè sottili come un ago) che si  fermavano in qualche pozza d'acqua  delle  rogge più piccole.

Nei canalini  si  faceva anche il bagno.  Non era particolarmente pericoloso perché  l'acqua non superava i 50/60 cm. di altezza  e le sponde offrivano appigli.  Inoltre l'acqua era molto pulita e non particolarmente fredda  nel periodo estivo.

L'acqua era talmente pulita  che  molte volte,  quando i bambini avevano sulle gambe croste dovute alle sbucciature che  giocando e cadendo si procuravano,  venivano invitati dalle mamme a   sedersi sulle traversine  di granito   e a  tenere  le gambe nell'acqua corrente, perché questo aiutava e pulire e a rimarginare le ferite,  in tempi in cui disinfettanti,   pomate e cerotti non erano  usati o usati solo per i casi più gravi. 

 

 

 

Oggigiorno

Ora la  situazione è molto diversa.     L'area da irrigare è diminuita per le costruzioni ad uso civile ed industriale. Parte della roggia grande è stata coperta (tra la via Dante e la via  Cavour).

Non vi sono più molti contadini ma pochi  imprenditori agricoli. La figura del campé è stata soppressa. Così ognuno provvede in proprio alla  "manutenzione" dei terziari, molto spesso  con l'utilizzo di diserbanti.  La vegetazione spontanea di piccole dimensioni è sparita,  persistono le erbacce più infestanti  e  gli argini dei canalini  crollano.  E  naturalmente  addio  acque terse e pulite. 

 


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