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C'era una volta a Castano...

Le musiche che erano mandate in onda dai jukebox o alla radio. All’inizio le canzoni erano italiane, poi introdussero anche quelle americane.
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Curiosità su Castano e dintorni

Nel tempo libero andavano nei prati a tagliare l'erba per gli animali che venivano allevati in cortile oppure a scavare i ciocchi degli alberi nei boschi...

Indice

Sommario

Nonno Bruno e nonna Silvana raccontano come passavano il tempo e come mangiavano quando erano piccoli

Soprannomi e tempo libero

A Castano, come anche in altri paesi, si era conosciuti con i soprannomi: i nonni del signor Bruno erano conosciuti come "Mulò" , il nonno della maestra Laura  come "Carlò Farina", altri ancora come "Pisagutin", "Pitaron" , "Pitadora", "Chighinpè" , "Barziga", poi c'erano i "Cantonati" (abitanti della  casina Cantona), i "Saronati"(abitanti della cascina Saronna).

Le donne lavavano i panni nel mastello, nel canale o nelle rogge.

Dopo la scuola i bambini svolgevano i compiti, poi andavano in strada a giocare oppure in cortile (alla "tarela" o alla "cavallina"). Nel tempo libero andavano nei prati a tagliare l'erba per gli animali che venivano allevati in cortile oppure a scavare i ciocchi degli alberi nei boschi. Il signor Bruno faceva il bagno nelle rogge e nel Ticino; giocavano anche con il cerchione della bici, che facevano correre da casa sua fino a Ponte Castano.

Ascoltavano la musica da piccole orchestre, da un grammofono(signor Bruno) o da giradischi o Jukebox

Il menù di una "giornata tipo"

Per quanto riguarda il cibo, la "michetta" era di pochi. Veniva data solo a mezzogiorno e il pane avanzato veniva messo sotto chiave nella dispensa. Tutto era razionato. Anche i negozi erano piuttosto piccoli con pochi prodotti esposti. Non c'erano supermercati.

La signora Silvana, più giovane del signor Bruno, descrive gli alimenti consumati durante la giornata (quasi sempre gli stessi):

Mattino: latte con polenta avanzata dalla sera prima con un po' di zucchero

Mezzogiorno: riso o pasta e, a volte, un frutto perché chi era fortunato ad avere l'orto e il frutteto vendeva la frutta migliore per ricavare un po' di soldi.

Sera: polenta con verdure (patate, fagioli) con una fettina di salame o mezzo uovo.

La signora Silvana, da piccola, abitava vicino a Padova in una zona circondata da colline. Qui si coltivavano viti, ulivi, c'erano boschi di castagni, noccioli e fichi. Erano pochi i tipi di caramelle, ma molto buona era la liquirizia ("sudo") con una fettina di limone.

L'uva veniva pigiata con i piedi, anche dai bambini, per fare il vino. In pianura si coltivavano grano, alberi da frutto, meloni e angurie. Per controllare che nessuno rubasse la frutta suo padre rimaneva nel campo, appostato in un capanno. Lei gli portava il cibo e gli faceva compagnia. Raccoglieva conchiglie e giocava con le anatrine che si portava da casa. Raccattavano anche le olive cadute a terra, le portavano al frantoio per fare olio.

D'estate si uccidevano i maiali.

Coglieva i fichi da sola e, dalla finestra della sua camera, prendeva le giuggiole.

Nonni e bambini di un tempo

D'estate, la sera, i bambini giocavano sul sagrato della chiesa mentre gli adulti parlavano tra loro. Silvana non ha mai avuto bambole, così prendeva l'asse di legno che si metteva sulla bicicletta da donna per portare i bambini e vi avvolgeva uno straccio. Quella era la sua bambola a cui cantava la ninna nanna. Aveva qualche palla.

In cucina c'era il camino sul quale si faceva cuocere la polenta o la minestra. La sera, attorno al camino, si sedeva tutta la famiglia e i nonni raccontavano le storie, anche paurose. Intanto mettevano a cuocere sotto la cenere le patate con la buccia, una vera squisitezza!

Si poteva prendere l'acqua da un pozzo nel cortile e, con un secchio, si portava in casa. Silvana racconta che si lavavano in un mastello una volta a settimana. 

Tutti e due raccoglievano nei campi l'ortica, la gramigna (usata come depurativo), la menta, i fiori di tiglio, gli asparagi selvatici, il tarassaco, i papaveri (messi nelle minestre), i "panculditi"(songino o valeriana), i fiori di sambuco o di robinia che venivano fritti con la pastella oppure succhiati.

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