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Una volta si mangiava così

La cucina del passato
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Una volta si mangiava così

Alcuni nonni sono venuti a scuola a parlarci delle abitudini alimentari della loro infanzia.
Le loro provenienze sono diverse: la maggior parte di essi, da piccoli, abitava ad Arconate o dintorni, ma altri vivevano in Puglia, in Campania, in Calabria, in Toscana o addirittura in Francia!
Ecco cosa ci hanno raccontato…

Indice

Sommario

I pranzi e le occasioni speciali: un viaggio dentro la cucina del passato

La colazione

La colazione veniva fatta di prima mattina; solitamente non era abbondante e, a volte, si saltava per mancanza di cibo.
Generalmente si consumavano pane giallo e latte di mucca diluito con acqua o addirittura solo acqua, soprattutto se non si possedeva una mucca. Qualcuno faceva la zuppa. In epoche più recenti si trovavano in tavola anche burro, zucchero e marmellata. Solo chi abitava in città riusciva normalmente a trovare il caffè.
Il nonno proveniente dalla Toscana ci ha raccontato che beveva latte di pecora mischiato con la farina e mangiava le castagne secche. Una nonna, che ha trascorso la sua infanzia in Francia, ha ricordato che per colazione c'erano il latte e il pane con la marmellata di rabarbaro. In Calabria invece, ci dice una nonna, al mattino beveva il latte e mangiava un po' di nutella (era una crema fatta però senza le nocciole, che si comprava a piccole dosi per 10 lire e doveva bastare per molto tempo).

Il pranzo e la cena

Per pranzo e cena i piatti più diffusi, a seconda delle zone di provenienza dei nonni, erano:
-minestrone
-patate e cavoli
-patate e funghi
-patate e verze, a volte con l'aggiunta di uova
-patate e fagioli
-patate con pasta o riso
-pasta ( fatta in casa o comprata a peso)
-risotto
-uova e spinaci
-cipolle con rognone
-ribollita (Toscana)
-polenta e latte
-polenta e zucchero
-polenta con "sarac" (aringa, varietà di pesce conservata sotto sale)
-castagnaccio (Toscana)
-riso e latte
-latte e vino con il pane
-semolino
- trippa
-insalata, pomodori, verdura degli orti
-"furmagéla" (varietà di formaggio molle, si preparava nei mesi caldi con il latte coagulato)
-pizza (Campania)
-orecchiette (Puglia)
 
Esistevano più cibi salati che dolci, perché allevavano animali da cui ricavavano salami, pancetta, lardo, prosciutti, "masapan" (sanguinacci), carne,…
La carne si mangiava raramente, più spesso quella bianca. Di rado si consumava anche il pesce; si comprava il merluzzo perché costava poco o si andavano a pescare le carpe, se se ne avevano il tempo e la possibilità.
Con la frutta e la verdura degli orti venivano fatte conserve e salse. Circa il 90% delle famiglie possedeva un orto Era comunque abitudine anche andare per campi e prati a raccogliere l'"insalata matta" (tarassaco).
Il pane veniva preparato in casa con farina di frumento o di mais, cotto dal fornaio e durava per una settimana.
Il vino, in alcuni casi prodotto in casa con l'uva americana ma più spesso acquistato, di solito non mancava in tavola. Potevano berlo solo gli adulti. I ragazzi potevano assaggiarne un goccio con il permesso dei genitori.
L'acqua si prendeva dai pozzi e poteva essere gassata con l'aggiunta di una polverina. Esistevano anche una bevanda simile alla gazzosa e la spuma.
 
I bambini spesso cenavano soltanto con del latte.
Il cibo era non era abbondante e, anche se non piaceva, si doveva mangiare e non si buttava.
La spesa si faceva nei piccoli negozi di paese: non esistevano i supermercati!
Lo zafferano, indispensabile per il risotto alla milanese, veniva molto utilizzato al nord, mentre al sud e in Francia era quasi sconosciuto.
A seconda delle regioni di provenienza, i nonni mangiavano a orari diversi. Per esempio in Puglia si pranzava verso le 13.00 o le 14.00, mentre la cena era servita verso le 21.00-22.00. In Campania, invece, il pranzo era adattato agli orari di lavoro e durava molto, tanto che poi a volte si saltava la cena. In Lombardia si pranzava quando suonava il "mesdì" (mezzogiorno), mentre nella città di Milano gli orari di pranzi e cene erano simili ai nostri attuali.
Si mangiava prevalentemente in cucina. o, se faceva caldo, all'aperto. Normalmente il pasto si svolgeva nel silenzio ed era buona abitudine recitare una preghiera prima di mangiare. Ecco un esempio:
"Benedici Signore il cibo che stiamo per prendere. Fa' che esso mantenga il nostro santo servizio e provvedete a chi con ne ha" . Al termine si aggiungeva:" Vi ringraziamo Signore del cibo che ci avete dato".

La merenda

Anche le merende erano diverse in base alle regioni di provenienza:
-pane, burro e zucchero
-pane, burro e marmellata
-pane con frutta (ad es. pere) o ortaggi (ad es. pomodori)
-pane con salumi
-frutta
-friselle
-formaggino "Mio"
-salame con cipolline
-cioccolata

Le feste

Durante le feste si mangiavano l'oca ripiena di scarti del maiale, la gallina, il pollo lesso o in gelatina, la carne di manzo, l'arrosto, la polenta con i "bruscitt" (carne fresca triturata, cotta lentamente in umido), la "cassoeula" (tipico piatto a base di carne di maiale, cotenne, costine e verze), il risotto con i funghi.
Le feste avevano un grande valore, per questo l'intera famiglia si riuniva attorno alla tavola per mangiare e festeggiare insieme . In tali occasioni, a volte il pranzo terminava con una torta, fatta dalla nonna o dalla mamma, povera e "leggera": torta di riso, ciambella,…
Dolci tipici erano la "carsensa" (pane con fichi, mele, uva e noci), il "pantranvai" ( pane con l'uva), la veneziana (dolce con zucchero a granelli).
Qualcuno era così fortunato da poter mangiare il gelato. Più comune era però la granita.
Anche i nostri nonni mangiavano le caramelle. Non avevano però i popcorn e lo yogurt (esisteva la "cagiåå", cagliata, latte coagulato), che invece era già conosciuto in Francia.
A Natale e a S. Ambrogio, invece dei giocattoli, si ricevevano le arance, i mandarini e le noci.
Nei pranzi di matrimonio si mangiava di più rispetto alla festa settimanale.
In campagna non c'era l'abitudine di pranzare fuori, mentre a Milano alcune volte ci si recava al ristorante.

La cucina

I cibi erano cucinati nel camino a legna. A fine anni '40 arrivò la stufa che funzionava a legna e a carbone. Solo successivamente si passò al fornello a gas.
Le pentole erano di creta, di rame e di alluminio. Solo la domenica si metteva la tovaglia sulla tavola.
Le donne si occupavano della cucina; i maschi , in genere, non aiutavano.

Curiosità

  • Nonna Linuccia ricorda che nel negozio di suo papà si facevano i salami e le salsicce, che venivano asciugati con la carbonella. I maiali venivano uccisi col piccone. Tutti i salami venivano tagliati a mano e non con le affettatrici. Per vendere i prodotti, si mettevano fuori dal negozio su un tavolo in modo che tutti potessero andare a comprarli.
  • Nonno Riccardo non dimentica ancora l'olio di merluzzo che la bidella dava quotidianamente, alle 10,30. agli scolari. Ogni quindici giorni veniva somministrato anche l'olio di ricino. Nella sua scuola, in Toscana, c'era la mensa e la bidella si occupava della refezione. Quasi tutti gli altri nonni, invece, tornavano a casa per pranzo.
  • Nonna Anna ci racconta che quando era piccola non esisteva il frigorifero. I cibi venivano conservati al fresco all'aperto, nelle cantine o sotto sale. In occasioni particolari si potevano acquistare blocchi di ghiaccio per la conservazione.

Oggetti del passato

Ecco alcune foto e qualche oggetto d'epoca che ci ha portato nonna Linuccia…

Commento dell' autore

Quasi tutti i nonni concordano sul fatto che una volta c'erano meno quantità e varietà di cibo, ma tutto era più buono e genuino!
Qualcuno di loro ci ha anche lasciato delle massime come insegnamento:

"Il tempo è l'essenza della vita, fate tesoro di ogni istante!"

"L'uomo fa la storia e la storia insegna"

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