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L'oratorio di Cuggiono

E intanto si pensava, si sognava. Pensare a un nuovo oratorio. Ma dove?

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Sommario

La storia dell'oratorio di Cuggiono fino alle ultime vicissitudini

Un po' di storia...

In realtà dovremmo dire: gli oratori in quanto a Cuggiono ci sono sempre stati 2 oratori, il femminile presso la struttura abitata dalle suore canossiane e il maschile.

L'oratorio femminile, dotato di ampi spazi, è sempre stato adeguato per lo svago e la preghiera delle bambine e delle ragazze che lo hanno frequentato negli anni, mentre quello maschile non era sufficiente a offrire ai maschietti gli spazi necessari per i giochi.

L'oratorio maschile è stato fondato nel primo dopoguerra da Don Giuseppe Albeni, prete partigiano, il secondo coadiutore è stato Don Cesare Villa, autore del presente articolo.

"Il desiderio di avere un oratorio più allargato è sempre stato vivo negli anni (circa 20) di cui sono a conoscenza diretta, essendo vissuto a Cuggiono in qualità di prete dell'oratorio.

In realtà si è sempre dovuto "giocare" con lo spazio che c'era.

Ad ogni emergenza si è  sempre provveduto con ritocchi, adattamenti, palliativi. Ne ricordo alcuni: Don Giuseppe Albeni aveva intrapresa l'attività cinematografica (che continua a tutt'oggi), ma era necessaria una cabina di proiezione per non sacrificare la tribuna del salone. Si è chiesto di appoggiarsi con colonne sul terreno confinante, non di proprietà, per sostenere cabina, anticabina e ballatoio di accesso. Un ostacolo per lo sfruttamento dell'area disponibile è certamente creato dall'ubicazione della chiesa situata tra l'abitazione del coadiutore e l'oratorio.

In realtà sono 2 chiese, una verso la strada, la più antica, e l'altra verso il cortile, costruita intorno al 1920.

Ai miei tempi era improponibile destinare la cappella interna ad altro.

Quando ha ceduto parte del soffitto si è provveduto a ripararla, ma sempre come cappella dell'oratorio.

Quando si organizzavano tornei di calcio serali, la necessità di una più ampia area era evidente.

La domenica si é giunti a fissare un orario per il gioco (anche del calcio) dei piccoli e un orario per i più grandi.

Una specie di turno per usare il solo (poco) spazio disponibile.

Poi c'era il problema degli spogliatoi (non parliamo delle docce, ai tempi ancora non richieste).

Abbiamo pensato di sostituire il vecchio palco di legno, nel salone, con uno in cemento.

Scavando un po' il terreno, sotto il palco, abbiamo ottenuto degli spogliatoi, eventualmente usabili come camerini per il teatro.

Il problema era come accedervi. Per non intaccare l'area di gioco abbiamo pensato di corpire la scaletta di accesso con un griglione ribaltabile.

I primi artisti ad utilizzarlo sono stati Giorgio Gaber e Ombretta Colli, ai quei tempi non ancora famosi.

Zone coperte esterne non ne esistevano. Si è pensato allora di pavimentare e coprire il corridoio che corre dal portone d'ingresso fino al cortile.

Non era un gran che, ma almeno un poco di spazio coperto si è ricavato.

Ripostigli non ce n'erano e ci si arrangiava come si poteva, sfruttando tutti gli angoli e un locale che in precedenza era stato lo studio del sacerdote.

E intanto si pensava, si sognava. Pensare a un nuovo oratorio. Ma dove?

Sulle prime l'ipotesi di costruire un nuovo oratorio in una zona (allora) periferica non fu preso in esame.

Ho saputo che in passato erano state prese in esame alcune possibilità: il vecchio ospedale (ora Istituto Mater Orphanorum), un ampio cortile nell'attuale Largo Marconi, ma non si era concluso nulla.

Meglio quindi pensare ad allargarsi dove ci si trovava, sfruttando le occasioni che si sarebbero presentate di volta in volta.

Ma sia a nord (lato Via S. Maria), che a sud, esistevano troppe difficoltà e soprattutto troppi proprietari.

Tutto si pensa, tutto si comunica in oratorio tra  collaboratori.

Di fatto tutto è rimasto nei pensieri e nessun passo concreto si è compiuto in tal senso.

Un'occasione particolare si è presentata per la verità: venne messo in vendita il caseggiato e l'area situati a fianco del salone, verso Via Pellegatta.

La somma richiesta non pareva eccessiva.

Ci sarebbe stata la possibilità di allargarsi con un altro cortile; si sarebbe potuto sfruttare il diritto di passo verso Via Pellegatta.

È vero che il salone in mezzo costituiva una barriera, ma si sarebbe potuto superarla con un tunnel.

Tra tanti sogni, pensieri, ragioni pro e contro, difficoltà, prevalse l'idea di lasciar perdere.

Lo stabile e l'area vennero acquistati da altri.

Si tornò a pensare in grande: cercare una nuova area e trasferirsi.

Si cominciò a parlare di "sogni nel cassetto".

Si cominciò a mettere gli occhi su un grande giardino, detto il "giardinun", esistente tra le vie Concordato, Cimitero e Leopardi, di proprietà della famiglia Clerici.

Libero da costruzioni, recintato, era in realtà amplissimo.

Se ne parlava tra di noi. Si è appesa anche una mappa di questo "sogno" in oratorio ed è resistita a lungo.

Si sperava in un regalo, in un lascito ……

Passi in tal senso non ne furono fatti però in modo serio.

Il "giardinun" fu venduto e finirono i "sogni nel cassetto.

In conclusione: si è sognato, si è desiderato, ma è mancato il coraggio di rischiare.

La mancanza di mezzi economici, ma soprattutto la volontà di scelte decise da compiersi al momento giusto determinarono la perdita di un'occasione d'oro che avrebbe risolto molti problemi che si trascinano ancor oggi.

... fino ad oggi

L'attuale coadiutore, Don Lorenzo Truccolo, in data 19 giugno 2011, ha pubblicato sul giornalino parrocchiale il seguente articolo:

"Se ne è parlato talmente tanto e da così tanti anni, che per molti può sembrare l'ennesima lontana speranza….Questa volta, invece, c'è qualcosa di concreto nell'attesa del nuovo oratorio per la nostra comunità.

Dopo mesi di perfezionamento dei progetti, analisi degli impianti e delle strutture necessarie a progettare l'importante opera, la scorsa settimana, il Parroco Don Franco Roggiani, il coadiutore Don Lorenzo e la commissione economica in rappresentanza di tutta la comunità laica del nostro paese, sono stati ricevuti in Curia per l'approvazione finale del progetto.

Il parere favorevole della diocesi sul progetto esecutivo è ora il passo decisivo per entrare nel vivo.

Occorre infatti realizzare un piano finanziario che possa coprire i due milioni e mezzo di euro che l'opera richiede per la prima fase (aule, cinema, bar, casa del coadiutore, spazi per la preghiera, magazzino) tralasciando per il momento, e per ovvi motivi di spesa, la sezione inerente al salone polivalente.

Le disponibilità della Parrocchia, le donazioni e i lasciti di alcuni generosi cuggionesi sono il primo passo per rendere realizzabile il progetto.

La seconda fase riguarda il coinvolgimento diretto di chi l'oratorio lo usa o lo potrà usare: le famiglie in primo luogo, per garantire uno spazio di crescita esucativa e formativa sana ai propri figli; gli adulti, per uno spazio di ritrovo, per un cinema cittadino e per donare alle future generazioni servizi e spazi in cui crescere; gli anziani, ricordando i momenti vissuti, le partite di pallone, le gite dell'oratorio e … magari ritrovando uno spazio come volontari in cui sentirsi ancora protagonisti nella nostra comunità.

Il primo passo per contribuire potrebbe essere molto semplice: raddoppiando le offerte domenicali (chi mette un euro ne donerà due, ecc) si potranno garantire importanti risorse per il bene comune.

Un secondo passo, meglio spiegato nei prossimi mesi, potrà essere ancora più diretto, con un impegno di ogni singolo e di ogni famiglia di donare, secondo le proprie possibilità, un qualcosa ogni mese: chi 10 euro, chi 50, chi quanto risparmia, con un accordo finalizzato proprio all'opera tanto attesa.

Se tutti insieme ci impegniamo davvero a volerlo, il nuovo oratorio inizierà a crescere non solo sulla carta, ma anche sul terreno di Via Cicogna.

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